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Da La Nuova Sardegna, 7 ottobre 2005

Come ti strumentalizzo cucciolotti e affini, di Costantino Cossu

Per quanto sterminata sia, nella letteratura filosofica non si danno molti esempi di libri che cercano di conciliare i temi dell'animalismo con il rigore dell'indagine razionale. Libri che non siano di etologia, ma appunto, di filosofia. Uno di questi è quello dato di recente alle stampe dall'editore sassarese Mediando: "Minima Animalia", un titolo che vale come un'esplicita dichiarazione di intenti, visto che nelle 96 pagine in cui si distribuiscono i 14 capitoli che lo costituiscono si parla abbondantemente di animali. Anzi, per essere più precisi, ciò che l'autore, Giuseppe Pulina, compie è una sorta di coraggiosa ricognizione sul modo in cui l'animalità, intesa in tutta la sua valenza metaforica, è stata impiegata nella cultura occidentale.
Il libro sarà presentato oggi alle 19,30, nella libreria Dessì di Sassari, dall'autore e da Nicola Comerci. Sante Maurizi leggerà brani del testo.
Tesi di Pulina è che l'uso dell'animale per fini metaforici si sia ridotto a una poco elegante opera di strumentalizzazione alla quale si sarebbero prestate anche alcune delle intelligenze maggiori dell'Occidente. Nell'indice del libro, paragonabile a una sorta di anagrafe aggiornata della lista passeggeri dell'arca di Noè, figurano tra gli altri i gatti di Cesare Pavese, l'acaro di Pascal (il filosofo che, prendendo le misure all'uomo, paragonò questo al più insignificante dei parassiti), il serpente tentatore di Nietzsche (tema di uno dei capitoli più interessanti del volume), la balena bianca di Melville.